link per ascoltare storie

in fondo alla pagina del blog c'è un elenco in cui inserirò man mano audio e video letture che troverò interessanti in giro per il web

sabato 17 maggio 2025

Di angoli e di libri, o meglio del libro L' Angolo di Zo-o

È da un po' che non scrivo di libri, sebbene in questo periodo abbia ripreso a leggere la mia dose quotidiana. La mia caccia nelle librerie predilige la zona albi illustrati, avendo una classe prima trovo lì spunti e appunti anche per le mie lezioni.
Questo libro, però, entrerà a far parte della mia privata selezione di libri del cuore, quelli che sono solo miei e che in qualche momento della vita mi hanno incontrata. Non sempre con motivazioni speciali, a volte per puri casi fortuiti come questo scritto da Zo-o, una giovane illustratrice coreana, c'è qualche notizia su di lei online, un' intervista qui Let's talk picture books. 
Una recensione anche su Teste fiorite ovviamente più professionale della mia 😊.

La storia può apparentemente sembrare molto semplice. 
Un piccolo corvo trova un angolo vuoto non sappiamo dove né perché né quando, forse in una casa, in una soffitta? 

Tutto si svolge nella cucitura centrale del libro, spazio di solito poco amato da editori e lettori perché di difficile visione e utilizzo, ma dopo L'Onda di Suzy Lee e,  dopo La trilogia del limite in cui esplica la sua scelta, si può comprendere forse meglio la scelta di Zo-o. Faccio un'ipotesi, ovviamente, a differenza di Suzy Lee non abbiamo spiegazioni sulla scelta stilistica dell'autrice coreana, per lo meno, non la conosco.
     Quante volte ho scritto "scelta"? 

Il formato del libro è fuori misura, alto e stretto e la carta sia della copertina sia dell'interno, ricorda un po' la parete di una stanza, almeno, il muro del mio studio, al tatto, è così.
Il libro si apre con il piccolo corvo che scruta l'angolo che viene fuori dal centro del libro.
Poi comincia a "provare lo spazio",
Lo arreda ...
... inizia a viverlo. 
Il suo arredamento è molto spartano. Ma essenziale. Un letto, un tappeto, la libreria e poi, dopo, un essere vivente, una pianta.
Il corvo che legge mi innamora.
Con la pianta arrivano le parole. Pochissime in tutto l'albo. 
Ma non sembra soddisfatto, continua da "arredare" anche con il colore...
Ma non voglio anticipare troppo. Il finale secondo le recensioni lette e la presentazione del libro dovrebbe dare il senso di una ricerca fino a scoprire l'altro.
Io l'ho visto un po' al contrario, come una ricerca di senso di sé e quindi, solo dopo aver raggiunto la propria dimensione, si può aprirsi agli altri. 
L'arredamento travalica lo spazio fisico, e si estende in altezza e l'apertura avviene in una parete già decorata.

Penso che questo libro abbia molteplici chiavi di lettura. Come sempre i buoni libri.

E poi, è bello! Davvero interessante come scelta editoriale.
Amo il formato, la scelta della carta, della copertina, dei colori, della tecnica, matita e colori acquerellabili.
Ho già scritto "scelta"?
Amo questo piccolo corvo. E il fatto che sia un lettore. 

venerdì 25 aprile 2025

Di bambini, colleghe, one pager e continuità

 Mi piace lavorare con la mia collega Francesca.

Non siamo in classi parallele, siamo distanti due anni. La nostra collaborazione a classi aperte è iniziata qualche anno fa. Io allora avevo una quarta classe e lei una seconda. Il nostro primo laboratorio era nato da contingenze pratiche relative al progetto Io leggo perché...
I ragazzi di quarta prepararono delle letture e un laboratorio creativo per i bambini della seconda, fu un lavoro molto interessante, se riesco a recuperare un po' di materiale, penso di farne un piccolo articolo. In quell'occasione sperimentai il laboratorio di lettura tenuto autonomamente dai bambini di quarta.
 Prepararono le letture da fare ai compagni, stabilirono i tempi e gli spazi per leggere e poi per elaborare quanto letto in forma artistica. Francesca, all'inizio scettica, dovette riconoscere che la cosa funzionò. Parlammo a lungo del Writing and Reading Workshop (WRW)  di cui lei aveva solo sentito parlare e che io utilizzo già da parecchi anni, un po' a modo mio, ma con molti risultati. Le proposi di fare qualche piccolo approccio nella sua classe.
La sua reazione inizialmente fu scettica, preoccupata di non avere dimestichezza con il metodo, né abbastanza conoscenze per cui temeva di non poter guidare i bambini in una gestione del laboratorio che sembrava essere troppo impegnativa.
Io, invece, ero certa che avrebbe fatto la differenza. Anche se era da poco che conoscevo Francesca la sentivo già vicina nella didattica, ha sempre fatto lavorare i bambini in modo laboratoriale, in gruppo e non. Ha sempre avuto una particolare attenzione alla lettura e alla scrittura, le mancava il saltino della fiducia nel lasciarli fare. Ma dopo un po’, con la curiosità e la professionalità che la contraddistinguono e qualche consiglio pratico, decise di provarci. Preparammo qualche minilesson, giusto di prova e le proposi alcuni organizzatori grafici, che, ero certa, avrebbero suscitato una certa curiosità. Le passai anche il nostro schedario con i consigli e gli s_consigli sui libri che i bambini leggevano e consigliavano o sconsigliavano agli altri. Non era altro che il nostro raccoglitore di Tutto in una pagina uno strumento creativo e coinvolgente che aiuta a riflettere sui testi letti e a comunicarne il significato in modo personale e artistico. Qui trovate notizie in più sul One Pagers.
Negli anni di utilizzo della metodologia del wrw nella mia classe ho visto quanto questa possa trasformare i bambini in lettori e scrittori appassionati. Ho fatto del one pager (tutto in una pagina) un caposaldo di quello che oggi è il mio personale metodo di lavoro, facendolo crescere e piegandolo alle necessità della classe. I bambini di quarta e poi l'anno successivo in quinta parlarono ai compagni più piccoli del loro modo di scrivere le recensioni sui libri letti. Mostrarono in un paio di minilesson tenute da loro, vari organizzatori grafici, alcuni semplicissimi con titolo, parole chiave, personaggi e altri molto complessi con connessioni, inferenze, stile dell'autore. L'idea piacque molto e oggi i ragazzi della classe di Francesca sono diventati lettori sempre più consapevoli, i loro one pager sono molto curati, sarà che leggono tanti libri per il gusto di creare i loro bellissimi Tutto in una pagina?

Quest'anno, quindi, la situazione si è rovesciata. Sono i bambini di Francesca in quarta che fanno da mentori ai piccolini di prima classe che ho io. 
Il grande lavoro fatto in classe è evidente. I bambini, anche coloro che all’inizio leggevano poco e con fatica, sono diventati forti lettori. Si scambiano consigli sui libri, si immergono nelle storie con curiosità e, soprattutto, amano scrivere e riflettere su ciò che leggono.
E i loro One-Pagers? Una festa! Sfogliandoli, ci si trova davanti a pagine colorate e ricche di dettagli: parole chiave evidenziate, citazioni scelte con cura, immagini e simboli che raccontano le emozioni provate durante la lettura. Ogni lavoro è unico, frutto di un processo di riflessione e creatività che va oltre il semplice riassunto.
La soddisfazione della mia collega mi ha confermato, ancora una volta, che il WRW non è solo un metodo, ma un'esperienza trasformativa. Quando i bambini si sentono liberi di esprimersi, quando il lavoro è autentico e personale, la lettura e la scrittura non sono più obblighi scolastici, ma diventano passioni.
Questa esperienza ci ha insegnato che vale sempre la pena provare nuove strategie, anche quando ci sembrano impegnative o diverse da quelle a cui siamo abituati. A volte, basta un po’ di fiducia per scoprire che un metodo può fare la differenza.

Poi vi racconterò del libro che i bambini hanno scritto insieme per la Casa editrice più piccola del mondo, intanto gustatevi una piccolissima selezione dei loro one-pager. Perdonate la qualità delle foto... e perdonate se qualcuno avrà piccoli refusi, in genere non vengono corretti dalle insegnanti





domenica 9 marzo 2025

Una meraviglia di acquerello

C'è una magia nell'acquerello che mi affascina da sempre. È una tecnica libera, imprevedibile, capace di sorprendere. Per un insegnante l’acquerello può diventare uno strumento perfetto per insegnare ai bambini la bellezza dell’espressione senza schemi rigidi.

L’acquerello è un colore vivo: si muove, si espande, si fonde con l’acqua e con la carta, dando vita a forme inaspettate, non è mai del tutto controllabile. 

Quando un bambino appoggia il pennello su un foglio umido e vede il colore sciogliersi e diffondersi come per magia, c’è un momento di pura meraviglia. È un’esperienza quasi ipnotica, che cattura l’attenzione e stimola la creatività. Ogni macchia d’acqua e colore diventa un’opportunità per scoprire nuove forme, nuovi mondi, nuove storie.

A sei anni, i bambini stanno ancora esplorando il proprio modo di comunicare e di rappresentare il mondo. Spesso temono di non "fare bene" o di non riuscire a disegnare ciò che hanno in mente. L’acquerello li aiuta a lasciar andare questa paura, perché è una tecnica che premia il fluire spontaneo più che la precisione del tratto.

Le prime attività con l'acquerello, secondo me, dovrebbero sempre iniziare con una semplice proposta: “Guardiamo cosa succede quando il colore incontra l’acqua”. Non serve un obiettivo preciso, basta osservare, lasciarsi sorprendere, sperimentare.

Un altro aspetto affascinante dell’acquerello è la sua interazione con la carta. A seconda del tipo di supporto scelto, il colore verrà assorbito in modo diverso.

  • Carta liscia: il colore rimane più in superficie e si sposta facilmente, creando sfumature delicate.
  • Carta ruvida: l’acqua viene assorbita più lentamente e le pennellate appaiono più materiche.
  • Carta bagnata: il colore si espande come se danzasse sul foglio, creando effetti eterei e imprevedibili.

Permettere ai bambini di provare diverse carte e osservare cosa succede ai colori è un’attività che stimola il senso del tatto e la curiosità.

In più, usare l’acquerello in classe oltre ad avere valenza come esperienza artistica, può servire per imparare che non tutto deve essere perfetto, che l’imprevisto può portare a qualcosa di bellissimo, che ogni errore può trasformarsi in un’opportunità.

Quest'anno la prima esperienza che ho offerto ai bambini è stata proprio l'incontro fra il colore e una goccia d'acqua.

Erano i primi giorni di scuola  ci conoscevamo ancora poco e tutto era ancora lavoro per stimolare curiosità. Ho proposto l'attività senza spiegazioni, ho incollato due strisce di nastro adesivo trasparente sulla pagina del quaderno di ognuno. Ho fornito un contagocce con una goccia d'acqua e un pennarello acquerellabile. L'obiettivo non era dipingere, ma osservare, sperimentare e lasciarsi sorprendere da ciò che il colore e l’acqua possono fare insieme.

Guidati da me, con il contagocce, hanno lasciato cadere una goccia d’acqua sopra il nastro adesivo. Subito si sono accorti che la goccia rimaneva lì, perfettamente tonda, senza assorbirsi. Si muoveva leggermente se inclinavano il foglio, scivolando via come una piccola perla di vetro.

Gli occhi di tutti erano pieni di meraviglia. “Sembra una goccia di pioggia sul vetro della finestra!” ha esclamato uno di loro. "È una perla trasparente"

Poi è arrivata la parte più inattesa. Ho chiesto ai bambini di avvicinare la punta del colore delicatamente alla goccia d’acqua. Appena la punta del pennello l’ha sfiorata, il colore ha iniziato a diffondersi lentamente, sciogliendosi nell’acqua come per magia.

Ho scelto il blu perché il tema dell'accoglienza di quest'anno era l'acqua. Ogni goccia si è trasformata in una piccola sfera colorata, con sfumature che si muovevano e cambiavano davanti ai loro occhi.

È stato emozionante vedere il loro stupore: non c’era un risultato giusto o sbagliato, solo la bellezza del colore che si espandeva liberamente. Il gioco è continuato spingendo e tirando il colore di qua e di là con il tappo del pennarello, restando sempre nel confine dello scotch. Si sono formate goccine piccine piccine, lacrime lunghe e sottili che piano piano si riunivano per tornare alla forma originaria della grande goccia blu. 

Poi ho proposto ai bambini di provare a raccogliere la goccia con un pezzetto di carta assorbente. Appena la carta ha toccato l’acqua, il colore si è trasferito su di essa in modo del tutto imprevedibile: alcune macchie sembravano fiori, altre piccoli cuori sfumati. il blu sfumava nel celeste e nell'azzurro

Abbiamo osservato insieme come ogni pezzo di carta fosse diverso dall’altro, unico e irripetibile. Nessuno poteva controllare esattamente quale forma avrebbe preso il colore, e proprio questo rendeva l’esperienza speciale.

I bambini non hanno sperimentato una tecnica artistica, ma hanno vissuto il piacere della scoperta, di lasciarsi sorprendere da ciò che accade senza guidare un segno preciso e preordinato.

Mentre li guardavo affascinati davanti alle loro piccole creazioni, ho pensato a quanto questa gioia sia fragile. I bambini sono liberi di stupirsi, di provare, di sbagliare senza paura. Ancora non conoscono le rigidità del mondo degli adulti, fatto di regole, produttività, aspettative.

Vorrei che per loro l'arte, il disegno siano ancora uno spazio puro, un luogo dove il colore può danzare nell’acqua senza vincoli, senza dover avere uno scopo preciso. Ma per quanto ancora? Già gli chiediamo coloriture più precise, rispetto della realtà. Segni curati. Crescendo, saranno sempre più immersi in un sistema che chiede efficienza, che misura il valore delle cose in base alla loro utilità, che spesso soffoca la spontaneità e la meraviglia.

L’acquerello racconta una storia diversa: la storia di una libertà che esiste finché qualcuno permette che esista. E io, nel mio piccolo, voglio continuare a proteggere questa libertà il più a lungo possibile, perché un giorno questi bimbi non si trovino a rimpiangere la meraviglia di una semplice goccia di colore che si scioglie nell’acqua, vorrei che conservassero lo stupore di provare nuove cose e stupirsi della bellezza che possono aiutare ad apparire.









sabato 1 marzo 2025

ESISTONO LE PAROLE O I COSTRUTTI DIFFICILI NELLA LINGUA?

*Premessa: nei miei post utilizzo il maschile non marcato come genere grammaticale, per praticità economia e convenienza di struttura della lingua e di fonetica. Comprendendo ad esempio con la parola tutti, proprio tutti *

Quest'anno ho una classe prima e la beatitudine di avere dei bambini meravigliosi. Vivacetti, monelletti, curiosi e tenaci come piacciono a me.
Non li spaventa nulla, non sentono la fatica mentre lavorano (anche se poi, nel pomeriggio mi chiedono quanto manca all'uscita, cucciolotti del tempo pieno).
Si organizzano autonomamente in gruppo nei giochi e nel lavoro. Amano giocare con dame logiche e alternative, scacchiere inventate sulle quali si muovono con tappi di bottiglia. Disegnano come illustratori professionisti, cogliendo particolari della realtà e rappresentando emozioni personali.
Hanno appreso i rudimenti della lettura e della scrittura con molta passione, alcuni già leggevano correntemente, altri autonomamente, altri conoscevano solo le lettere, qualcuno nemmeno quello.
L'approccio alla lettura è stato fatto, ovviamente, con i racconti orali miei e loro,  con la lettura sistematica e soprattutto fatta per il semplice piacere di leggere storie e inventarle, di albi illustrati senza parole e con poche parole, molto colorati, allegri e anche giocosi come i libri di Tallec, i libri con i buchi ecc. , manipolazione libera di libri, colori e carta. Abbiamo realizzato tanti libri, il libro dei loro ritratti, quello dei nomi, abecedari a gogò, versi, collage stile Gek Tessaro. Abbiamo in classe una libreria alla quale hanno accesso libero con il patto di tenerla ordinata e di non distruggere i libri, ahimè qualche bel, costoso, albo illustrato è risultato alle ultime stime parecchio ammaccato. 
Tant'è... il libro va vissuto, e, grazie alla collaborazione fra bambini, hanno imparato a leggere anche semplicemente aiutandosi vicendevolmente nella decodifica. 
Tutto questo ovviamente toglie parecchio lavoro alla sottoscritta 😄 dandole il tempo di cullarsi in dubbi linguistici e/o orto/grammaticali.

Ho, infatti, come sempre 😒, un dubbio didattico...  chissà come mai!

Il dubbio è questo È utile parlare di "Difficoltà" Ortografiche ai bambini?

Mi spiego meglio, essendo iscritta a vari gruppi di insegnanti, mi capita di vedere fantastici e creativi lavori sui quaderni che vengono postati, sulle "difficoltà" ortografiche fonetiche o grammaticali.
L'ultima in ordine di apparizione riguarda "L e R" presentate come suoni simili su due belle paginette piene di lana e rana dal titolo Non confondiamo i suoni simili. Il tutto molto colorato e condito con R e L evidenziate e due banalissime frasette una per rana e una  per lana. 
Poi ci sono i suoni difficili, le parole capricciose (La tribù degli indiani cucù, piace anche a me), la M e la N con P e B, CI CE CIA ecc.

Ed ecco quindi le mie perplessità, dato che non uso questo approccio che è presente anche nei libri, è davvero utile evidenziare da subito le eccezioni, le incongruenze e gli ostacoli della lingua italiana? Oppure rischiamo di trasmettere un'idea di complessità che potrebbe non essere necessaria?

Non voglio assolutamente sminuire l’importanza delle regole ortografiche né criticare il lavoro di chi segue un approccio più strutturato e normativo. Tuttavia, mi chiedo se non sarebbe più efficace lasciare che i bambini scoprano la lingua in modo naturale, senza sottolineare continuamente cosa è “difficile” o cosa è “un’eccezione”.

Le Parole Non Sono Difficili, Sono Solo Parole che indicano cose, significanti a cui attribuiamo un significato in base alla loro conoscenza astratta o esperienziale.

Quando diciamo ai bambini che alcune parole o regole sono complesse, non stiamo inevitabilmente  trasmettendo loro il messaggio: “Attento, qui potresti sbagliare.” con il pericolo di innestare un senso di insicurezza e di inibire la spontaneità nello scrivere?

Pensiamo a un bambino che scrive "o" invece di "ho". Se gli diciamo:
"Attento! Qui serve l'h, è una regola!"
stiamo suggerendo che c’è un ostacolo da superare.

Se invece gli facciamo notare, con naturalezza, che in alcune frasi compare una lettera in più, possiamo guidarlo alla scoperta senza caricarlo di ansia. Potremmo dire, esempio banale:
"Guarda, in questa frase possiamo scrivere ‘ho’ con la H. Proviamo a scandirlo insieme, ti sembra di sentire come cambia il senso rispetto alla semplice 'o' ?"

Non si tratta di negare la necessità di imparare le regole, ma di evitare che diventino un blocco. La lingua italiana ha sicuramente aspetti complessi, ma chi decide cosa è complesso per un bambino? Non potrebbe essere semplicemente qualcosa di nuovo, tutto da esplorare? Dopotutto il bambino, autonomamente, entro uno o due anni di età ha già imparato il costrutto di una lingua complicata come qualunque lingua madre, tant'è che è in grado di sopperire lì dove non ha conoscenza di parole e regole che fanno eccezione, applicando semplicemente la regola appresa,  e nascono quindi  riduto, bevere, leggiuto...

Un altro punto che mi fa dubitare dell’efficacia di un approccio incentrato sulle difficoltà è il ruolo che attribuiamo all’errore. Se correggiamo in modo troppo rigido, i bambini iniziano a temere lo sbaglio, anziché vederlo come un’occasione di apprendimento.

Come insegna Rodari gli errori possono essere momenti di gioco e di scoperta. Un bambino che scrive "quore" (Rodari mi porta immediatamente al povero quore malato) invece di "cuore" non ha bisogno di sentirsi dire che ha sbagliato una parola difficile. Ha bisogno di essere accompagnato a osservare che in italiano usiamo la c in questo caso, magari giocando con altre parole simili.

Anche il linguaggio che usiamo è fondamentale: sostituire "Questa parola è difficile, devi stare attento" con "Questa parola è interessante, proviamo a capire perché si scrive così?" potrebbe fare una grande differenza nel modo in cui il bambino si avvicina alla scrittura.

Ripeto, non sto dicendo che chi insegna le regole in modo esplicito stia sbagliando, né che non serva mai correggere. Ma forse dovremmo chiederci se questo approccio sia sempre necessario, soprattutto nelle prime fasi dell’apprendimento.

Personalmente, credo che lasciare ai bambini il tempo di esplorare la lingua senza preconcetti possa aiutarli a sviluppare una maggiore sicurezza e autonomia. La scrittura non dovrebbe essere percepita come un insieme di ostacoli da superare, ma come un territorio da conoscere con curiosità e senza paura. Uno strumento attraverso il quale comprendere e farsi comprendere.

In questi giorni stiamo giocando con le lettere ponte, spezziamo le parole in sillabe, come facciamo sempre, ma accompagniamo la dizione con un piccolo gesto di perdita dell'equilibrio. Sco- peR -

ta. Naturalmente abbiamo sempre lasciato il ponte attaccato alla prima sillaba, senza alcuna spiegazione. Così come non abbiamo spiegato che STR non si divide.

Non so se sono stata chiara. Magari qualche raro lettore di passaggio mi lascia un commento per dirmi cosa ne pensa?

martedì 20 agosto 2024

Considerazioni estive

Si sa, l'estate per le maestre è periodo di riflessione, pausa, corsi di aggiornamento, letture, pulizie di casa, per me, che vivo al mare, mare. Quindi in questo straordinario momento dell'anno vado anche a rileggere le pocherie, le minutaglie che scrivo su questo blog.
Rileggendo i post precedenti mi sono resa conto di aver concentrato gran parte della mia attenzione alla teoria del WRW e sulle strategie di letto-scrittura, trascurando di approfondire adeguatamente l'aspetto più importante: il laboratorio del Writing and Reading Workshop in sé. 
Le strategie di lettura e scrittura sono sicuramente fondamentali, ma il contesto in cui vengono applicate – il laboratorio – merita un'esplorazione più dettagliata. Cercherò quindi di rimediare con una spiegazione più chiara e completa di ciò che è secondo me il laboratorio e come funziona in classe. In quello che dovrebbe essere un ambiente educativo dinamico e interattivo.
Almeno ci proverò.

sabato 29 aprile 2023

ONE PAGER o TUTTO IN UNA PAGINA

Come ho già detto il laboratorio di lettura è un'attività educativa che mira a sviluppare le competenze linguistiche e cognitive degli studenti attraverso la lettura di testi. 

Può sembrare un'attività prettamente didattica, ma lo scopo principale è quello di favorire il gusto per la lettura attraverso la consapevolezza e lo spirito critico in modo da creare "lettori per la vita".

Uno dei principali obiettivi  è, quindi, quello di migliorare la capacità degli studenti di analizzare e comprendere i testi che leggono, ma soprattutto di esprimere le proprie opinioni e idee in merito.
In questo contesto, la strategia One Pager può essere un'ottima risorsa per organizzare le proprie idee e riflessioni sui testi letti durante il laboratorio. One Pager consente di utilizzare una sola pagina per raccogliere e organizzare le proprie idee su un determinato argomento o testo, e proprio per questo non spaventa i bambini: che ci vorrà mai, è una sola pagina 😁e con le caselline già ben stabilite.

Vediamo concretamente come utilizzo la strategia One Pager nel laboratorio di lettura.

La prima cosa da fare è scegliere il testo su cui si vuole lavorare in base a criteri decisi a monte (studio di un particolare genere letterario, conoscenza di un autore, tematica, lettura per il gusto di leggere). Una volta scelto, si può procedere a leggerlo individualmente o in gruppo.
A questo punto, cominciamo con la creazione del One Pager. 
La pagina deve essere divisa in sezioni ben definite, ognuna delle quali corrisponde ad un'idea o ad un aspetto specifico del testo. Ad esempio, una sezione può essere dedicata alla trama del testo ovviamente senza spoilerare troppo la storia o addirittura il finale, un'altra alle caratteristiche dei personaggi, un'altra ancora alle tematiche affrontate.


Ogni sezione deve essere organizzata in modo chiaro e leggibile, utilizzando una grafica accattivante e colori vivaci per attirare l'attenzione del lettore. È importante utilizzare parole chiave e frasi brevi per rendere la pagina facile da leggere e comprendere.

Ma la cosa più interessante e creativa è che è possibile arricchire il One Pager con immagini, disegni, collage o altri elementi visivi che aiutino a rendere più evidenti e memorabili le idee principali.

È una strategia che presenta numerose possibilità di apprendimento. Consente di organizzare in modo chiaro e sintetico le proprie idee e riflessioni sui testi letti, facilitando la comprensione e la memorizzazione delle informazioni. Stimola la creatività e l'immaginazione degli studenti, incoraggiandoli a esprimere le proprie idee in modo originale e personalizzato.
Infine, la strategia One Pager è un'ottima risorsa per favorire la partecipazione e il coinvolgimento attivo degli studenti poiché consente loro di presentare in modo chiaro e interessante le loro idee e le loro analisi dei testi e condividerle con i compagni.

Utilissima per noi è stata per creare una serie di schede di lettura da inserire nel librone dei "TI CONSIGLIO E TI S...CONSIGLIO" che fa parte integrante ormai della nostra biblioteca. Sapere che qualcuno leggerà i nostri consigli e di conseguenza il libro fa sì che la preparazione di One Pager sia quanto più possibile divertente, accattivante e completa. 
I primi One Pager li abbiamo costruiti insieme su letture a alta voce o silenziose ma comuni che coinvolgevano tutta la classe e che duravano un solo step. Le richieste, gli ingredienti, dell’organizzatore grafico erano familiari agli studenti perché più volte discusse sia in gruppi sia a livello di classe.

Gli ingredienti che si possono mettere nell’organizzatore, infatti, sono quelli che mi stanno a cuore in quel momento e che abbiamo avuto modo di sviluppare in modo approfondito. In linea di massima direi, comunque, che sono imprescindibili le parole chiave che fanno da cornice anche graficamente all'elaborato, l'argomento o una breve sintesi, la citazione o comunque un riferimento molto puntuale a un passo del testo che si ritiene particolarmente significativo; la tipologia di testo; il tema; il valore che quella lettura ha avuto per ognuno e cosa ci ha cosa ha voluto dire, come ci ha fatto crescere, cosa abbiamo imparato e ancora, le connessioni con altri libri, con argomenti sociali o attualità varie, almeno tre motivi per consigliarne la lettura.

Quest'anno abbiamo introdotto anche una sezione per parlare dello stile dell'autore, ovviamente in maniera semplice, se usa un lessico classico o moderno, semplice o complesso, se è una scrittura veloce, se ci sono dialoghi, figure poetiche (metafore, similitudini...) se ci sono tante descrizioni e come sono, se riesce a catturare l'attenzione del lettore,

Il gioco poi che facciamo è arricchire il lessico, se non ci piace ad esempio, il testo può essere non solo brutto o noioso, ma lento, barboso, sciocco, inutile, al contrario interessante, coinvolgente, entusiasmante. 

Il nostro punto di riferimento per fare esempi e costruire Tutto In Una Pagina sempre più complessi è Cappuccetto Rosso, l'unica fiaba che in classe prima conoscevano tutti. Un giorno dovrò capire perché una storia così complessa è tra le più conosciute dai bambini.

Comunque, in classe prima, ora siamo in quarta, gli elementi erano pochi, i personaggi, una breve trama, le parole chiave non erano facili da scegliere per loro, eravamo in DAD😅, quindi decidemmo di fare la cornice con tutte le parole che contenevano le doppie, ma non tutte tutte le parole, solo quelle inerenti la storia, quindi Cappuccetto, Mantellina, Mamma, Ciambelle, Nonna, Obbedienza e Disubbidienza, Cuffia, Orecchie, Inganno, Cacciatore, Salvezza...

Il libro che abbiamo utilizzato è questo

bellissimo e intagliato.

Considerando che il lavoro è stato fatto in DAD durante il lockdown per il COVID non mi pare venuto male. Prima di questo avevamo lavorato sul GRINCH.

Chiudo qua per ora, ma il discorso è ancora lungo

mercoledì 5 aprile 2023

Sulle inferenze

Le inferenze sono un processo mentale in cui un lettore utilizza informazioni implicite o esplicite nel testo per dedurre ciò che non è esplicitamente scritto. Ciò significa che il lettore utilizza le proprie conoscenze e competenze per comprendere il significato di ciò che è scritto e per collegare questo significato alle proprie esperienze. Le inferenze sono una parte importante della comprensione del testo e possono aiutare a rendere il testo più significativo e intrigante per il lettore.



Introduzione:

  • Inizia la lezione mostrando ai bambini un'immagine o una foto e chiedendo loro di condividere cosa vedono e cosa pensano sia successo nell'immagine.
  • Spiega che quello che i bambini hanno condiviso sono inferenze, ovvero deduzioni che fanno usando le informazioni date nell'immagine e le loro conoscenze.

Esercizio di lettura:

  • Seleziona un breve testo e chiedi ai bambini di leggerlo ad alta voce.
  • Chiedi loro di condividere ciò che hanno capito dal testo e cosa hanno dedotto (inferito) dal testo stesso.
  • Usa questa occasione per spiegare che le inferenze sono una parte importante della comprensione del testo e che ci aiutano a capire il significato di ciò che è scritto.

Esercizio di scrittura:

  • Chiedi ai bambini di scrivere un breve testo che includa alcune informazioni implicite.
  • Chiedi loro di condividere il loro testo e di indovinare cosa potrebbe aver voluto dire l'autore.
  • Usa questa occasione per spiegare che gli scrittori spesso lasciano alcune cose implicite nei loro testi perché vogliono che i lettori facciano delle inferenze.

Conclusione:

  • Riepiloga la lezione spiegando che le inferenze sono deduzioni che facciamo usando le informazioni date e le nostre conoscenze.
  • Incoraggia i bambini a continuare a fare inferenze mentre leggono e scrivono, perché questo li aiuterà a capire meglio il significato del testo.

Nota: la minilesson può essere adattata in base alle esigenze dei bambini e alle risorse disponibili.

venerdì 10 febbraio 2023

Principe Azzurro e Principessa Fuxia

Sono passati 2 anni e sono ancora affascinata. 

Chi mi conosce sa che spesso mi innamoro dei libri che leggo. Amori duraturi o passeggeri, densi, sospesi, amori selvaggi che non mi lasciano abbandonare l'autore fino all'ultimo libro scritto. Libri che mi fanno desiderare di essere amica dell'autor* , parlarci, chiederle/gli, capire come e perché...

Di questo mi sono innamorata dalla copertina, dal trailer (delizioso e divertente)  che trovate a questo link

 https://youtu.be/-zUjEye8huU

amo i tratti, i colori, la storia, no le storie, i personaggi, gli oggetti.

E si sono innamorati anche i miei alunni, lo vogliono, vorrebbero averlo scritto, hanno trovato, inventato, scoperto altre storie..

 


lunedì 23 gennaio 2023

Il perché di Perché?

 Perché? è il titolo del libro di Nikolai Popov, edito da Terre Di Mezzo.
Bellissimo libro illustrato con una insospettabile copertina verde sulla quale una bella rana verde vestita ammira seduta su un  sasso un giardino verde ricco di fiori anche essi verde sfumati.
Il testo è semplice, scarno, tutto è affidato alle immagini.

Un libro sulla insensatezza della guerra che vede protagonisti eserciti di rane e topi che per un banale motivo ingaggiano una guerra tremenda fino a distruggere tutto il prato.
Mi serviva un avvio per parlare della Giornata della Memoria, e questa volta credo sia giusto partire da un po' più in là, visto anche i particolari tempi che viviamo con guerre ovunque nel mondo.
Ho buttato giù un piccolo progettino, sempre da svolgere nel laboratorio di lettura e scrittura.
Questa volta partirò raccontando dalla preparazione del lavoro e vedremo poi come evolverà.
Ecco la minilesson di partenza.
Il metodo delle minilesson del reading e writing workshop prevede una struttura ben precisa per la lezione, questo è un tipo di formattazione possibile, non il solo ma uno.

 Il titolo di questa lezione è
                                                   PERCHÈ?
                                       (Il titolo viene dal libro di Nikolai Popov)
Cardine: l’insensatezza della guerra.
Introduzione: In questo caso, credo non sia il caso di presentare l'argomento della lezione, ma affidarsi alla lettura del libro.
Leggere il libro ad alta voce, mostrando le immagini senza commentare.
Pratica guidata (circa 15 minuti): lasciare ai bambini il momento di riflessione. Aspettare che prendano appunti su ciò che vorrebbero chiedere o ciò di cui vorrebbero parlare (potrebbe anche essere il significato di una parola). Resistere all’impulso di rispondere, ma lasciare che fluiscano liberamente i pensieri di ciascuno. Appuntare le domande ricorrenti. Lasciar condividere i loro pensieri e le loro emozioni, si può fare un brain storming, o un dibattito libero, si possono condividere inferenze o connessioni legate alle esperienze personali.
 Se non dovesse arrivare dalla discussione libera,  si può suggerire di formulare un’idea per risolvere il problema presentato dal libro. Probabilmente potrebbero già aver immaginato come sarebbe stato se i personaggi avessero deciso di risolvere pacificamente la situazione invece di arrivare alla guerra.
Pratica indipendente (circa 30minuti): i bambini lavorano in gruppi o individualmente per riflettere sull'argomento e creare un proprio silent book sull'insensatezza della guerra, oppure realizzare un silent book con la situazione opposta a quella verificatasi nel libro originale, oppure scrivere un saggio o una recensione. 
Possono usare bozze libere o gli attivatori di lettura già conosciuti. Tutto in una pagina, mostra non dire, libera il poeta che è in te, il sole dei pensieri, al cuore della storia, schema ad Y, o altri a loro scelta. Nel frattempo girare fra i banchi e offrire aiuto o sostegno, ma non interferire né sulle scelte fatte, né sulle idee proposte. Annotare se sorgono discussioni, osservare il clima di lavoro e far caso se lavorano in concordia e se tutti apportano contributi.
Condivisione e valutazione (L’argomento è complesso, potrebbe servire anche  un secondo giorno, oppure no, dipende dal numero e dalla qualità degli elaborati): I bambini condividono i loro prodotti con il gruppo e l'insegnante fornisce feedback e si valuta il lavoro svolto.
Conclusione: Si riassumono i punti chiave della lezione e si chiede agli studenti di riflettere su ciò che hanno imparato, si decide in che modo “pubblicare” il loro lavoro.
 Editing: Preparazione e realizzazione del prodotto o dei prodotti finiti.


    Questa è una struttura generale che dovrà sicuramente essere riadattata o personalizzata in base alle esigenze della classe e delle tempistiche.
Fondamentale, durante la lezione, fornire supporto e feedback costante agli studenti, incoraggiando la loro autonomia e creatività. Per questo bisogna che si crei un ambiente di apprendimento sicuro e rispettoso, in cui i bambini e le bambine possano esprimere le loro idee e/o opinioni senza timore di essere giudicati o ridicolizzati dai compagni. In questo modo, saranno incoraggiati a riflettere sull'argomento della lezione e a sviluppare le loro abilità di scrittura e lettura in modo autonomo.
In sintesi, durante tutto il lavoro si possono aiutare i bambini a comprendere l'insensatezza della guerra e a sviluppare il loro senso di empatia e compassione. Calare la situazione nella classe e incoraggiare l'apprendimento attivo e collaborativo,  nello stesso tempo, sviluppare le loro abilità di scrittura e lettura.

Materiale da preparare: Libro Perché? Di Nikolai Popov, edizioni Terre dimezzo
Recensioni:
https://rewriters.it/perche-il-libro-di-nikolai-popov-che-parla-della-follia-della-guerra-ai-bambin%C9%99/
https://www.libriebambini.it/3674/perche-nikolai-popov/
Video: https://www.facebook.com/watch/?v=334610247842430
Attivatori: taccuino o quaderno, one pager, schema ad Y, al cuore della storia...
Ambiente: possibilmente una sala (nuova sala di lettura?) o un posto diverso dalla classe, oppure spostare i banchi e creare il cerchio di lavoro (bambini e maestra in cerchio con il materiale a disposizione in una scatola o una busta).

domenica 22 gennaio 2023

Il Libro del Principe Schiaccianoci

La fase editing del progetto "Natale con Schiaccianoci" si è conclusa con la costruzione dell'oggetto libro. Non sto qui a postare tutte le minilesson delle varie discipline, ma inserisco solo le immagini del "libro". 
Qualche copertina e le pagine interne, qualcuna doppia, solo per far vedere che ogni bambino e bambina usa comunque il suo stile, anche quando le tracce sono simili.

Le copertine sono state realizzate ad acquerello su carta pesante, in completa autonomia
 
Le prime pagine riportano la storia dello schiaccianoci in filastrocca. 
Il testo l'ho trovato tempo fa su internet, è di Laura di Biase.
L'origine della tradizione soldatino come decorazione natalizia.
                                               
La timeline della storia partendo dalla tradizione orale fino a oggi con il nostro libro.
La descrizione di Schiaccianoci su infografica
con relativa verbalizzazione scritta.
La mappa della storia.

Al cuore della storia per trovare il tema centrale (attivatore preso da Leggere, comprendere, condividere di Cavadini, De Martin, Pianigiani, Pearson Academy).

Il libro si conclude con alcune pagine vuote dedicate ai propri pensieri o disegni e tre pagine di giochi,
crucipuzzle, cruciverba, labirinto e pixel art, realizzati grazie a programmi online che ne consentono la produzione. Ovviamente ci sono le relative soluzioni

E questo è quanto.